Nel 1973 l'antropologa Dana Raphael coniò il termine “matrescence” per descrivere il processo di diventare madre: una trasformazione paragonabile, per profondità e portata, all'adolescenza. Come l'adolescenza, non è un evento puntuale ma un processo lungo, spesso tortuoso, in cui l'identità si smonta e si ricostruisce.
Cosa cambia davvero quando si diventa mamme
Diventare madre non significa “aggiungere” un ruolo alla propria vita: significa rinegoziare chi si è in modo profondo. Cambia il rapporto con il proprio corpo (che ha fatto qualcosa di straordinario ma non è più “solo tuo”), con il tempo, con le priorità, con le relazioni, con il lavoro, con i propri genitori.
Molte donne descrivono un senso di perdita — della propria libertà, della propria identità precedente, di una certa versione di sé — accanto alla gioia. Questi sentimenti sono normali e validi, e non significano che non ami tuo figlio.
Le neuroscienze della matrescence
La ricerca di Orchard et al. (2020) ha mostrato che il cervello delle donne subisce cambiamenti strutturali misurabili durante la gravidanza e il post-parto: una riduzione del volume della materia grigia in aree legate all'elaborazione sociale e all'empatia, che gli autori interpretano come una specializzazione — il cervello si “affina” per rispondere ai segnali del bambino.
Prendersi cura della trasformazione
La matrescence non richiede cure mediche, ma richiede tempo, spazio per riflettere, connessione con altre mamme e, quando necessario, supporto psicologico. Non aspettarti di “sentire subito chi sei”: la nuova identità emerge gradualmente.
📚 Evidenze scientifiche
- Raphael D. — Human Organization 1975 (concetto di matrescence)
- Sacks O. — New York Review of Books 2017
- Orchard ER et al. — Sci Rep 2020, brain changes in motherhood